Anche la Riviera ha i suoi muri. Ma non dividono

Anche la Riviera ha i suoi muri. Ma non dividono

ANCHE LA RIVIERA HA I SUOI MURI. MA NON DIVIDONO

 Meriggiare pallido e assorto

presso un rovente muro d’orto,

ascoltare tra i pruni e gli sterpi

schiocchi di merli, frusci di serpi.

Ebbene sì, siamo anche noi rivieraschi un popolo di costruttori di muri, di muretti, per la verità, a secco, senza cemento e calce, ma capaci di sfidare il tempo e la natura per secoli. Ma i nostri muri, poetici al punto di ispirare il premio Nobel Eugenio Montale in una delle sue poesie più conosciute, non sono stati eretti per dividere. Tutt’altro, sono serviti a strappare un po’ di terra, le fasce, a questa splendida terra di mare e colline ma avara, secca. Sono nati, insomma, per tenere assieme uomo e natura. Così, con i muretti, i liguri hanno disegnato il loro paesaggio, lo hanno fatto con la terra, le pietre, il sudore e il sangue della fatica di uomini e donne. Ma è questo paesaggio che oggi, grazie ai nostri avi, possiamo offrire al turista, é unico al mondo. Provate, se ne avete la possibilità, a fare un giro in barca e ad ammirare la provincia di Savona, la sua prima collina, dal mare. Scoprirete come quelle pietre, sistemate una sopra l’altra come un gioco di costruzioni per bambini, abbiano davvero creato una terra magica, dura, un po’ introversa. Accogliente con i suoi ulivi secolari. Come noi liguri, brontoloni ma capaci di accogliere il turista magari non con falsi sorrisi ma con strette di mano poderose. Chi arriva in Riviera, per noi, non sono turisti. Sono amici.

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